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2. la semilibertà
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LA SEMILIBERTA’

La misura alternativa alla detenzione della semilibertà è regolata dall’art. 48 (e segg.) dell’Ordinamento Penitenziario e può trovare applicazione solo nei casi in cui la pena detentiva inflitta al condannato non superi i 6 mesi (sempre che non sia stata applicata la misura alternativa alla detenzione dell’affidamento in prova al servizio sociale) o qualora il condannato abbia già scontato metà della pena (o 2/3 di essa per i delitti indicati dall’art. 4bis co. 1 L. 354/75), o il condannato alla pena dell’ergastolo abbia scontato almeno 20 anni di pena e l’internato in ogni tempo.
In pratica, la semilibertà consiste nel concedere al condannato o all’internato la possibilità che parte del giorno venga trascorsa al di fuori dell’Istituto partecipando ad attività lavorative, istruttive o comunque volte al reinserimento sociale.

LA RICHIESTA DI SEMILIBERTA’

L’istanza va proposta, qualora la sentenza di condanna alla pena detentiva non abbia ancora avuto inizio, dall’interessato o da suo difensore alla Procura della Repubblica – Ufficio esecuzione penali presso il Tribunale competente per l’ulteriore inoltro al Tribunale di Sorveglianza cui fa riferimento. Se la pena detentiva è già in esecuzione, la suddetta istanza può essere depositata al Magistrato di Sorveglianza competente in relazione al luogo dell’esecuzione.
L’istanza deve necessariamente contenere tutti i dati che giustifichino l’applicazione della misura alternativa richiesta.
Per la decisione, il Magistrato di Sorveglianza tiene conto del comportamento del soggetto richiedente. Qualora il Magistrato ritiene vi siano elementi idonei a concedere la misura alternativa, ne dispone l’applicazione.
Si ricorda che scopo primario della semilibertà è il graduale reinserimento sociale del condannato. Pertanto, se il condannato si dimostra inidoneo al trattamento, la misura gli più essere revocata, mentre verrà obbligatoriamente revocata qualora lo stesso si assenti dall’istituto per più di dodici ore o non vi faccia ritorno.

L’Avv. Martino Spimpolo si propone, pertanto, come difensore della persona che intende richiedere la citata misura alternativa alla pena detentiva sia per la redazione dell’istanza che per l’assistenza nel procedimento instaurando.

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